Monday, February 28, 2011

Perchè statale

Questo intervento non vuole essere una retorica difesa della “Res Publica” intesa come “Cosa Pubblica” per dirla “alla romana”, non vuole essere un discorso filo-bolscevico su quella che è la situazione delle nostre istituzioni in materia di istruzione e non vuole essere una lettura dogmatica della realtà ma un'analisi aperta a molteplici critiche costruttive. Questo articolo inoltre, vuole semplicemente essere una rilettura in chiave costituzionale delle dichiarazioni del Premier sulla diatriba scuole pubbliche/private.

Gli artt. 33 e 34 della nostra Costituzione si occupano di istruzione: “La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi. Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.” (Art. 33 commi 2 e 3), “La scuola è aperta a tutti. (…). I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.” (Art. 34 commi 1,3,4).

Rileggendo questi articoli viene davvero da chiedersi se sia Berlusconi ad essere anti-costituzionale o se sia la Costituzione ad essere anti-berlusconiana? Chissà perchè i nostri padri costituenti ci hanno regalato queste norme che oggi ci sembrano quasi scritte per caso, quasi campate in aria? Ma sono davvero così lontane dal comune sentire? Dal vivere civile? Una scuola pubblica e statale significa appunto una scuola “aperta a tutti”, come esordisce quasi gioiosamente l'articolo 34 della nostra Carta Costituzionale. Una scuola che prescinda dai vincoli economici, che prescinda dai ceti sociali e dalle nascite fortunate, una scuola che premia, come recita ancora l'art. 34, “i capaci e meritevoli anche se privi di mezzi” i quali hanno il diritto “di raggiungere i gradi più alti degli studi”. La nostra Costituzione prevede già tutto e noi non ce ne rendiamo conto, basterebbe davvero realizzarla e onorarla fino in fondo per essere all'avanguardia in ogni campo.

L'insieme normativo a cui abbiamo appena fatto riferimento è chiaramente una traduzione in ambito scolastico del principio di uguaglianza che (in teoria) non è né di destra né di sinistra, è un principio presente in tutte le Costituzioni dei Paesi civili, che nel 2011 non dovrebbe più scandalizzare nessuno e invece, nonostante tutto, ci sono ancora persone che si stupiscono di essere uguali alle altre persone. La Costituente era composta da una pluralità di uomini, dalle idee più diverse, che hanno deciso di sedersi assieme per ridiscutere i valori ma soprattutto le regole di una comunità, di una società civile, di uno Stato che voleva a tutti i costi diventare uno Stato “di diritto”. E hanno quindi dato vita ad una Costituzione mista, ampia, ferma su certi punti, come l'uguaglianza e il principio di sovranità popolare ma molto equilibrata su altri e proprio qui, in questi articoli, si denota questa apertura mentale più che normativa: la Carta prevede in via ordinaria la scuola come istituzione statale e pubblica ma riconosce comunque ai privati “il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.” In realtà gli “oneri” per lo Stato ci sono comunque perchè le scuole private forniscono comunque un servizio di carattere pubblico di formazione culturale e professionale che va a supportare quello di matrice pubblico/statale, quindi è giusto e comprensibile che gli istituti d'istruzione privati ricevano finanziamenti statali nel momento in cui il servizio offerto sia equipollente, se non superiore, a quello statale.

Berlusconi però ora non parla più solo di “toghe” rosse ma anche di “insegnanti” rossi i quali, cito testualmente, “vogliono inculcare dei principi che sono il contrario di quelli che i loro genitori vogliono inculcare ai loro figli educandoli nell'ambito della loro famiglia”. Bisognerebbe cambiare tutto quindi, non solo la Costituzione ma anche i libri di storia (specie quando arriveranno ad occuparsi di lui), i docenti, i giudici e, se possibile, anche le mogli.

Spesso Mr. B ha espresso dubbi riguardo la legittimità della laurea di Di Pietro, oggi sinceramente mi ritrovo io ad essere un po' scettico sulla laurea di Mr. B visto che è laureato in Giurisprudenza con il massimo dei voti ma sembra non ricordare nulla degli esami brillantemente superati. Dovrebbe rileggersi qualche libro, magari basterebbe uno solo, piccolo piccolo, formato da 139 articoli, inizia con la C maiuscola, indovinato?

Mario Pagano

Fonte: Ilrenudo

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Sant’Andrea della Valle: Domenichino’s Evangelists



Wandering around Rome? Looking for something different not far from Piazza Navona? On Corso Vittorio Emanuele II there is a big, magnificent Baroque church: Sant’Andrea della Valle. Walk directly towards the apse, there you can see Domenichino’s Evangelists: the apostles Matthew, Mark, Luke and John painted in the pendentives.

Almost in response to Lanfranco’s Assumption of the Virgin, who painted the apse, Domenichino decided to develop colossal figures that were able to contrast with the illusionism of the undefined contours of Lanfranco’s work. The evangelists, the result of his remarkable ability, were a common subject used in many other circumstances by other artists. In fact, during the Byzantine period and the Middle Ages the evangelists were considered the most representative figures of the Catholic faith and of the Church, because they professed the word of Christ on earth. They were represented in the churches decorated by frescoes or mosaics, shown writing the Gospels, sitting at a desk, or standing up with their manuscripts or a roll of parchment, and with their appropriate attributes, such as in the façade of St. Francesco d’Assisi Basilica. Sometime their single attributes were represented instead of the evangelists themselves, symbolizing the Gospels, the foundation of the Catholic faith, as in the mosaic of the Mausoleum of Galla Placidia in Ravenna (ca 425-430).

When Domenichino received this commission, he was already known in the Roman environment for his previous commission, the Assumption of the Virgin in Sta. Maria in Trastevere (Rome), commissioned by Cardinal Pietro Aldobrandini (1571-1621). The pendentives differ from this previous commission; they are considered a sign of artistic maturity.


 




In his representation Domenichino decorated the four evangelists all engaged in their own thoughts, except for Luke, who turns his attention outside the frame of his pendentive. They all sit on top of a cloud, surrounded by angels. The work realized by Domenichino, totally opposite to the work offered by Lanfranco, who believed in producing a more explicative work and a faster one, where the result is different and less researched, probably because he wanted to express new ideas.

The Evangelists are vibrant and larger than the normal standard size, filling the entire space. In his work Domenichino has clearly made reference to Michelangelo and especially to the ignudi painted in the Sistine Chapel. He has imposed the figures of the evangelists, who seem coming out of the frame of the pendentives to give a sense of spatiality and perhaps even superiority, in front of Lanfranco.

Enlarging the figures to this colossal scale, the artist demonstrated his competence both as a painter and as an architect, finding the right solution for the intersection between the longitudinal nave and the vertical thrust of the dome.


Projekt 12fuer11 - März = ausgelost

Die Nr. für den März wurde von Anke schon gestern gezogen. Es ist die Nr. 10.
Und dies ist mein Knäuel, welches sich hinter dieser Nr. verbarg.
Ein Drachensträngelchen in rot mit weiss

Aber was stricke ich daraus? 
Vorschläge nehme ich gern entgegen.
Ich schwanke zwischen Jenen hin und her:
Oder doch lieber Socken, oder, oder, oder ....

Mein Gestricktes aus dem Februar 2011


Da wären also:
  • Socken "Mystery KAL-Morgaine" - 62 g
  • Projekt 12fuer11 Nr. 3 - Haruha-Scarf - 92 g
  • Stinosocken mit Dehnungsfuge - 67 g 
  • Socken "Drachenwolle-Geburtstags-KAL Draco" - 67 g 
  • Schoppersocken - 82 g
Gesamt: 370 g
 
Außerdem habe ich nebenbei noch an 2 größeren (Ufo-)Tüchern und an meiner (Ufo-)Patchjacke gestrickt.
 Das Geheimnis der Farben von Monika Eckert

 Das Weihnachtsspecial 2008 von Monika Eckert
Wobei ich hier ein paar Reihen (ich denke 2)  zurück stricken muss. Es hat sich im ersten Teil irgendwo ein Fehlerteufelchen eingeschlichen.

 Patchjacke oder eher Mantel
wird auch bald fertig sein

Sunday, February 27, 2011

Il mondo caccia i dittatori, l’Italia ricorda i suoi. Libero pubblica “I diari di Mussolini”

Mentre tutto il mondo si sta liberando dei suoi dittatori, l'editoria italiana, con cinica e curiosa casualità, ha deciso di ricordare uno dei simboli più bui della sua storia politica. In allegato con Libero, infatti, da martedì 1 marzo ci saranno i diari di Benito Mussolini (veri o presunti), pubblicati da Bompiani. Gli appunti del duce sono quei famosi scritti vergati tra il 1935 e il 1939, sponsorizzati dal Senatore Marcello Dell'Utri per mesi come veri, trovati nel 2006 - secondo la ricostruzione - nello studio di un avvocato svizzero, dopo essere stati trafugati da uno dei partigiani che si occupò dell'arresto di Mussolini a Dongo.

La stragrande maggioranza degli storici, docenti e testimoni, di destra e sinistra, da Canfora a Gentile, ne hanno contestato la veridicità, definendoli a volte autentiche "patacche". Persino per Elena Curti, figlia naturale di Benito Mussolini e di Angela Cucciati, i diari esistonoma non sono quelli pubblicati nel 2010. L'insicurezza sulla genuinità delle pagine era stata messa in conto anche dall'editore Bompiani che già aveva corredato il titolo con un eloquente "Veri o presunti". Secondo l'Avvenire, all'indomani della presentazione, «dovrebbero essere chiamati i diari di Marcello Dell’Utri», visto che la pesante pressione del fondatore di Forza Italia avrebbe addirittura oscurato il contenuto degli stessi apocrifi. Sempre per il quotidiano della Cei (non certo stampa di sinistra) sarebbe «un falso di palmare ed imbarazzante evidenza».

Il regalo fatto ai lettori di Libero, però, è solo l'ultimo di una serie di omaggi molto simili. Già a maggio 2010 aveva fatto discutere «Il duce, le parole, gli applausi», una collana di 5 dvd sui discorsi di Mussolini la cui presenza poteva, però, essere giustificata come documento storico (pur con un battage pubblicitario assolutamente inquietante). Ancora più curiose sono state le cartoline del duce che sempre il quotidiano aveva regalato nel 2006, sotto la prima direzione di Vittorio Feltri, confermando la sua malcelata simpatia per Mussolini (indimenticabile il dettaglio in una puntata di Annozero, minuto 0:40). Una linea editoriale precisa: i nostalgici hanno il loro quotidiano di riferimento.

Draco ist geschlüpft

Meine Draco sind gestern Abend fertig geworden und ich bin ganz stolz, nun Besitzer dieser wunderbaren Socken zu sein. Die Socken sitzen perfekt und sind nur für mich ganz allein.
Ein ♥-liches Dankeschön an die liebe Regina, die dieses tolle Muster entworfen hat. Ich kann es gar nicht oft genug sagen! D-A-N-K-E-S-C-H-Ö-N !!!

Nun kommt eine Bilderflut, also bitte schön aufpassen und nicht verbrennen lassen!

Sockendaten Nr. 5/2011
 Größe: 38/39
Ndl./-stärke: 2,75 mm KnitPro
Wollverbrauch:  67 g
Wolle: 75/25% Drachenwolle
Muster/Quelle: Draco von Satta Design
 Schaftlänge: 15 cm 
Gesamfußlänge: 24,5 cm
gestrickt: vom 23. - 26.02.2011 
Für: mich
 

 

 

 

 

 

Saturday, February 26, 2011

Is really him?



Nobody knows which Caravaggio’s last work was. This painting, which was in the collection of Scipione Borghese as early as 1613, has been dated as early as 1605 and as late as 1609-10. 

The work is in the Galleria Borghese in Rome still today together with many other artworks by Caravaggio and Gian Lorenzo Bernini.

Its melancholy would suit the gloomy thoughts of the artist's final years. The subject matter recalls the Beheading of St John the Baptist in Valletta, but this time there is no brilliant colour and, as a small picture, it has an intimacy that was not evident in the grand public work. 

The young boy handles his trophy with disgust. It could be possible that Goliath's head is indeed Caravaggio's, who knows the end is really close. In fact there is no hope!!! 





The device recalls the way that Michelangelo, in the Last Judgment for the Sistine Chapel, placed an anguished face with features evidently his own onto the flayed body of St Bartholomew, but Caravaggio's mood is closer to one of despair. As a witness to God's light, Bartholomew takes his seat in heaven: Goliath, God's enemy, is doomed to everlasting night. 










Caravaggio's painting is dominated by dirty silver, black and brown. The light shows David to look like a boy from the street, whose sword has just a drop of blood on it to show that, like Caravaggio once, he has just killed a man, therefore there's no hope. 

Caravaggio is lost!!


Non guardate la prima pagina di Libero

Volevo solo avvertirvi che il quotidiano Libero ha affidato il caso-Yara alle cure di Renato Farina e Federico Moccia, e che in prima pagina c'è scritto "La bimba che non volerà tre metri sopra il cielo".


Fonte: Non leggere questo Blog!

L'emorragia senza fine nelle vendite dei quotidiani italiani


I dati resi noti pochi giorni fa dall’Ads (Accertamento diffusione stampa) fanno registrare un nuovo passo indietro nelle vendite dei quotidiani italiani. Un’emorragia continua, che nel novembre del 2010 (periodo in cui è stata effettuata la rilevazione) ha visto un’ulteriore calo rispetto ad un anno fa.

Le variabili in gioco sono molte, ma le analizzeremo strada facendo. Prima parliamo di numeri: il “Corriere della Sera” fa registrare un -10% rispetto al 2009, mentre il secondo quotidiano più venduto, “La Repubblica”, vede un calo dell’8,2%. Non va meglio a “La Stampa” (-7%) e ai quotidiani economici e sportivi: “Il Sole 24 Ore” perde infatti 6.315 copie (-3,7%), “La Gazzetta dello Sport” 9.241 (-3%). Il quotidiano “peggiore”, in questo senso, è “Il Secolo XIX”: il giornale di Genova scende del 15,2%. Uniche testate che fanno segnare un segno positivo sono “Il Giornale” (+1,1%), “Libero” (+1,3%), e alcuni organi di stampa locali, come “Il Mattino di Padova” e “Il Quotidiano della Basilicata”.

Come spiegare tutto ciò? Premetto che ho sempre preso con le molle la cosiddetta “profezia” di Philippe Meyer, giornalista e scrittore statunitense, che nel suo libro “The vanishing newspaper” (“La scomparsa dei giornali”) indica il 2043 come data in cui verrà celebrato il funerale della carta stampata. Il giornale è il più antico mezzo di comunicazione a disposizione dell’uomo, e francamente dubito che possa venirne la fine. Certo, i dati non sono buoni, e se lo sviluppo della tecnologia (I-Phone, I-Pad etc…) aiuta da una parte a migliorare alcuni aspetti pratici, dall’altra provoca questi risultati. Molti editori si stanno già muovendo in tal senso: basti pensare a Rupert Murdoch, che con “The Daily” ha dato corpo al primo giornale per I-Pad. Ma si può anche ragionare sul fatto che sempre più persone si informano su Internet, perché le notizie sono in continuo aggiornamento, non si paga nulla per leggerle e tramite blog e social network si è ha una panoramica dei fatti a 360°.

La nostra analisi non si deve però fermare qui. La storia, strumento senza cui non capiremmo le attuali dinamiche mondiali, viene in nostro aiuto. In un bellissimo libro, dal titolo “Modelli di giornalismo”, Daniel Hallin e Paolo Mancini descrivono lo sviluppo della stampa nei vari paesi (europei e non) dividendo gli stessi in 3 aree: Europa meridionale (comprende il nostro paese più Spagna, Portogallo, Grecia e Francia), Europa centro-settentrionale (Scandinavia, Paesi Bassi, Belgio, Svizzera, Austria e Germania) e paesi del Nord-atlantico (Stati Uniti, Gran Bretagna, Canada e Irlanda).

Il modello pluralista-polarizzato, di cui fa parte l’Italia, vede da sempre una bassa circolazione di massa dei giornali. Il motivo è semplice: uno sviluppo minore della borghesia rispetto all’aristocrazia, che ha fatto dei giornali lo strumento delle élite politiche e letterarie, senza pensare al lato prettamente economico-finanziario. I giornali commerciali (esempio la penny press americana) sono nati tardi, e non hanno mai trovato terreno fertile per svilupparsi a pieno. Tutto ciò spiega il perché di un professionismo basso (ci lamentiamo di un giornalismo fazioso, di parte, schierato con il potente di turno) e di un alto grado di parallelismo politico.

Negli altri due modelli (democratico-corporativo per l’Europa centro-settentrionale e liberale per i paesi del Nord-atlantico) le cose sono diverse: la stampa di massa si è sviluppata molto prima e la libertà di espressione del pensiero ha avuto avvio già nel ‘600: un esempio su tutti è quello della Costituzione svedese (1776), che prevedeva addirittura l’accesso dei cittadini ai documenti pubblici. Il carattere commerciale delle testate coincide con un giornalismo d’informazione neutrale, che svolge il ruolo di “watchdog” (cane da guardia).

Infine, non va dimenticato il ruolo della televisione, che con lo sviluppo dei canali all news (“Sky Tg24”, “Rai News24” e, a breve, anche uno targato “Mediaset”) ha praticamente abbattuto qualsiasi processo di newsmaking, cioè di produzione di notizie.

La speranza di noi tutti è che questa emorragia, prima o poi, si arresti. Perché l’odore di un giornale, o quella sensazione che l’inchiostro lascia sulle dita, sono aspetti che difficilmente la tecnologia può sostituire.

Giorgio Velardi

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Friday, February 25, 2011

Cosa succede al calcio italiano?


Ieri il Napoli è stato eliminato dall'Europa League. Qualche mese fa, nella stessa competizione, erano state eliminate Palermo, Sampdoria e Juventus. Nell'andata degli ottavi di Champions League, invece, Milan, Roma e Inter sono state tutte sconfitte in casa, rispettivamente da Tottenham, Shakhtar Donetsk e Bayern Monaco (nella foto). Rischiamo nuovamente di non avere nessuna squadra italiana tra le prime 8 d'Europa e, soprattutto (gare di ritorno permettendo), di non avere nessuna squadra italiana nelle coppe europee.

Come mai il calcio italiano è caduto così in basso? Quali sono i motivi di questa discesa? Perchè le nostre squadre non riescono più ad imporsi in campo internazionale? Tutte domande che sportivi e giornalisti si stanno ponendo in questi ultimi giorni. Seguo molto il calcio ma non riesco a darmi una spiegazione ben precisa a questa debacle. Se è una questione fisica devo pensare che gli altri corrono il doppio di noi e che hanno una preparazione ed un rendimento più alto nei periodi che precedono le sfide che contano. Se è, invece, una questione di testa devo pensare che i nostri giocatori temono le squadre che affrontano oppure non mettono la giusta dose di cattiveria sportiva e determinazione nelle partite.

Il ranking Uefa ci inchioda al quarto posto, il gap sulla Germania è matematicamente irrecuperabile e quello che ci tiene ancora davanti alla Francia si assottiglia. Tra due anni il terzo posto in campionato varrà i preliminari di Champions, il quarto l'Europa League, il sesto una stagione senza coppe. Calcisticamente questo è un dramma. Siamo stati superati persino dagli 'odiati' tedeschi.

E pensare che fino a qualche tempo fa erano le squadre italiane a correre il doppio. Erano le squadre straniere a temerci. E soprattutto eravamo noi a vincere. Appunto, eravamo. Bei tempi

Thursday, February 24, 2011

A boom from the top: it's 12 o'clock!!



Have you been at the top of the Gianicolo or Janiculum above Trastevere, one of the oldest area of Rome, full of life , restaurants and monuments? Well, from the top that what you can see...an extended overview of the city plus....


Rome overview from the top of the Gianicolo

when is 12 o'clock you can adjust your watch and be sure it is the correct time!!!









This is an institution in Rome, in fact since 1847 the cannon at the Gianicolo shoots creating a big roar...which you can hear very well in Trastevere and the surrounding despite the noise of Rome!!


My children ready ...next to the cannon!!


Whenever you go...from Monday to Sunday.... you will find there many people observing and looking astonished to this daily event....like my children, who have been there many many time!!!


You should go to if you go to Rome!! 





Da saggio a pazzo, senza passare per il via


Non trovate anche voi che tra "un leader di grande saggezza" e "un pazzo" passi una differenza difficilmente colmabile in un anno e mezzo?

Pietro da Cortona: a note on the Triumph


I have a friend who lives in Rome and has a site for which today I have just written a brief article on Pietro da Cortona, one of the most interesting artists of the Roman Baroque, together with Gian Lorenzo Bernini and Francesco Borromini.

If you are interested this is the article on the:

The ceiling was also the subject of my Master thesis: it is fantastic!!! 
So if you go to Rome make a stop to Palazzo Barberini!!

Alla prossima....


Die erste Socke ist fertig

Gestern Abend konnte ich nicht anders und musste unbedingt die erste Socke noch beenden. Dieses Muster hat echt Suchtpotential. Es macht solchen Spaß, dass Frau nicht aufhören mag. Es ist ein wirklich tolles Muster, welches Regina da entworfen hat. Ganz bestimmt wird das nicht das letzte Mal sein, dass ich es stricke. Ganz ehrlich? Ich bin schon am Überlegen, welches Wölleken ich noch damit verstricken könnte. Eins, oder Zwei, ääääääääähm oder sogar noch mehr hätte ich ja noch hier liegen.

hintere Ansicht (über ein Glas gestülpt)
vordere Ansicht mit Katerfüßen :-)
Seitenansicht
 
Mal ohne Glas und Sockenbrett
mal auf ein Sockenbrett gezogen
 
 das Seitenmuster
Das Muster oben auf dem Fuß und Schaft 
Es ist die linke Socke.

Wednesday, February 23, 2011

Der Anfang ist gemacht

von der ersten Draco-Socke aus dem Drachenwollgruppe-Geburtstags-KAL.
Hier ist er, soeben geknipstdingst:
Das Muster strickt sich wirklich super und fast wie von allein. Ich könnte mir vorstellen, dass diese Socke noch heute Abend fertig werden wird.
Viel ist vom Muster nicht zu sehen. Für mein Handy ist es einfach schon zu dunkel.
Morgen gibt es dann sicher bessere Bildchen.

Also dann euch allen 
Fröhliches Stricken!
Eure Netty

Quello che ci meritiamo!


“all’Unione Europea, e in particolare all’Italia”. “La gente di Nalut ribadisce di far parte di un popolo libico libero e, dopo il vostro silenzio riguardo le stragi compiute da Gheddafi, ha deciso che interromperà dalla fonte l’afflusso di gas libico verso i vostri Paesi, chiudendo il giacimento di al-Wafa che attraverso la nostra zona porta il gas verso l’Italia e il nord Europa, passando per il Mediterraneo”

“perché voi non avete fermato lo spargimento di sangue della nostra gente e del nostro caro paese avvenuto in tutte le città libiche. Per noi il sangue libico è più prezioso del petrolio o del gas”


Questo il messaggio diffuso sul sito Internet del gruppo di opposizione “17 febbraio, dai manifestanti della della città libica di Nalut, che hanno minacciato di chiudere i gasdotti che portano gas in Italia e in altre zone del nord Europa.

Beh ragazzi, francamente ce lo meritiamo!!!!!!!!!!!!!!!!! E ringraziamo il “miglior governo della storia della Repubblica”, che per una settimana è stato completamente in silenzio e anzi giustificava i massacri del dittatore Gheddafi!

"La situazione è in evoluzione e quindi non mi permetto di disturbare nessuno". "Siamo preoccupati per quel che succede nel nord Africa e per quello che potrebbe accadere a noi se arrivassero tanti clandestini. Mi sto interessando direttamente e stiamo seguendo con il cuore in gola quello che succede" (Silvio Berlusconi)

“L'Europa non deve esportare la democrazia. Noi vogliamo sostenere il processo democratico, ma non dobbiamo dire: questo è il nostro modello europeo, prendetelo. Non sarebbe rispettoso dell' indipendenza del popolo, della sua ownership” (Franco Frattini)

Per la cronaca, mentre il mondo intero da giorni condanna il massacro ingiustificato di civili, nel governo Italiano, solo ieri si sono resi conto che Gheddafi lanciava razzi Rpg sui civili, provocando migliaia di morti … e pensate ragazzi, Berlusconi si è detto addirittura “preoccupato” …

Tuesday, February 22, 2011

Heute geht´s los

© Regina Satta 
 
Im Ravelry, in der Drachenwollegruppe, gibt es einen Geburtstags-KAL zum 2 jährigen Bestehen der Gruppe. Hierfür entwarf Regina ein Geburtstags-Muster. Wiedermal ein wunderbares Design, welches es dann ab 01.03. zu kaufen gibt. 
Die Mitglieder dieser Gruppe haben die Anleitung heute vorab erhalten. 
Ich freu mich schon jetzt ganz dolle auf´s Stricken und die vielen, tollen, bunten Bilder, die da kommen werden.

Hier ist meine Wollwahl für diesen KAL:

So, wenn ihr mich sucht. Ich bin dann mal anstricken :-)

Vatican: The School of Athens

Next time you visit the Vatican don't forget to visit the apartments of Julius II, which were highly decorated by Raphael, another big artist of the Renaissance period. He had the freedom to redecorate the "Stanze Vaticane" at his own pleasure, destroying the previous frescoes done by other artists. 

The most famous of all the works is the School of Athens, where Raphael represented the most famous thinkers, philosophers, astronomers of the time.... with Plato and Aristotle at the centre of the entire philosophical debate.

School of Athens by Raphael,
Stanza della Segnatura, Palazzi Pontifici, Vatican





Plato and Aristotle (particular)
 Stanza della Segnatura, Palazzi Pontifici, Vatican


Plato is  represented with a white beard (maybe Leonardo da Vinci???) and with his hand pointing towards the sky, the heavens, holding his Timaeus, and his strong belief in The Forms. Aristotle, instead, is represented with the palm of his hand turned down: he believed the apprehend-ship of the knowledge was through empirical observation and experience, therefore he holds a copy of his Nicomachean Ethics in his hand. 


Gli affari della Libia in Italia

La sanguinosa repressione delle rivolte in Libia e la timidezza della condanna del governo italiano ha portato nuova attenzione sul tema dei rapporti tra il governo di Gheddafi e l’Italia. Durante tutta la giornata di ieri, Al Jazeera ha intervallato le ultime notizie da Tripoli e Bengasi con un servizio che spiegava l’importanza per l’Italia degli accordi con la Libia, soprattutto per quel che riguarda le forniture energetiche e il controllo dell’immigrazione clandestina. I rapporti tra l’Italia e la Libia hanno anche un altro volto: quello delle numerose partecipazioni azionarie libiche nelle aziende italiane, che hanno garantito al regime di Gheddafi una notevole influenza in alcune tra le più grandi e prestigiose società. Queste partecipazioni vengono realizzate attraverso i cosiddetti fondi sovrani.

Cosa sono i fondi sovrani
I fondi sovrani sono società controllate direttamente dai governi, utilizzati per investire le risorse ricavate da surplus di bilancio o riserve di valute estere. Dato che la gran parte dei paesi occidentali è soffocata dal debito, questi fondi esistono soprattutto nei paesi esportatori di petrolio e quindi dotati di grandi liquidità, e tra questi c’è indubbiamente la Libia. Al mondo ci sono 55 fondi sovrani di investimento: rappresentano per grandezza la sesta entità finanziaria mondiale. Per anni sono stati visti con molta diffidenza, visto che molti di questi sono piuttosto restii a divulgare informazioni sulle proprie attività, nonché in mano a governi autoritari e poco controllabili. Inoltre, non sempre gli investimenti dei fondi sovrani hanno scopi puramente commerciali: dato che sono controllati dai governi, spesso vengono utilizzati per stringere o facilitare rapporti bilaterali, per avere un ritorno in termini di immagine o aumentare la propria influenza su mercati strategici. Da qualche anno, però, sono stati praticamente sdoganati: soprattutto in Italia, soprattutto grazie all’amicizia dei governi italiani – questo di Berlusconi ma anche quelli di centrosinistra – con il dittatore libico.

I fondi sovrani della Libia
La gran parte degli investimenti esteri della Libia viene effettuato attraverso due fondi e la banca centrale. Il primo fondo. Il primo è il fondo LAFICO, sigla che sta Libyan Foreign Investment Company. Il secondo è il fondo LIA (Libyan Investment Authority), costituito nel 2006 con capitali trasferiti dalla stessa LAFICO, da altri fondi minori e dagli introiti delle esportazioni petrolifere. Poi c’è la banca centrale. Tutti questi soggetti rispondono direttamente al governo libico e quindi a Gheddafi. Di seguito le più rilevanti tra le sue partecipazioni azionarie in Italia.

Unicredit
La Banca centrale libica detiene il 4,99 per cento di Unicredit, uno dei maggiori istituti di credito europei e mondiali. Lo statuto di Unicredit stabilisce che nessun socio può contare in assemblea per più del 5 per cento. Qualche mese fa l’allora amministratore delegato di Unicredit, Alessandro Profumo, dovette lasciare l’incarico proprio in seguito ad alcune polemiche relative al ruolo della Libia nella banca: il fondo sovrano libico LIA, infatti, entrato in Unicredit nel 1997 con lo 0,56, aveva acquistato il 2,07 per cento del capitale. Una quota che aggiunta al 4,99 per cento detenuto dalla Banca centrale libica diventa un importante 7 per cento direttamente o indirettamente facente capo alla stessa persona, cioè Gheddafi. Si parla da mesi della possibilità che lo stesso fondo LIA arrivi al 4 per cento di Unicredit, portando la Libia a essere il primo azionista di Unicredit.

FIAT
Nel 1976 il fondo LAFICO ha acquistato il 9 per cento di FIAT, che a causa della crisi energetica aveva grossi problemi di bilancio, diventandone il secondo azionista dopo la famiglia Agnelli. Nel 1982 la partecipazione salì al 13 per cento. Nel 1986 il fondo LAFICO è uscito da FIAT, realizzando una plusvalenza di 2,6 miliardi di dollari. Nel 2000 il fondo LIA è tornato a investire in FIAT, acquistando il 2 per cento delle azioni della fabbrica automobilistica. Oggi la Libia possiede una quota di FIAT di poco inferiore al 2 per cento.

Finmeccanica
Nel 2009 Finmeccanica ha sottoscritto un memorandum d’intesa col governo libico per la cooperazione in un vasto numero di progetti in Libia, in Medio Oriente e in Africa. L’accordo prevede la creazione di una joint venture di cui faranno parte Finmeccanica e il fondo LAFICO. Da gennaio Il fondo LIA, invece, detiene il 2,01 per cento di Finmeccanica. La società italiana ha vinto diversi contratti d’appalto in Libia, tra cui uno del valore di 247 milioni di euro per la costruzione di una ferrovia.

Juventus
Nel 2002 il fondo LAFICO ha acquistato il 5,31 della società sportiva, corrispondente a circa 6,4 milioni di euro in azioni. Nel 2009 la partecipazione è salita al 7,5 per cento.

ENI
Il fondo LIA possiede l’1 per cento di ENI. L’accordo tra le parti concede al fondo LIA di arrivare al 10 per cento, cosa che consentirebbe al governo libico di diventare il secondo azionista dopo il governo italiano, visto che il ministero dell’Economia detiene una partecipazione azionaria pari al 30 per cento. ENI tra l’altro è titolare di molte commesse in Libia: ha costruito il gasdotto Greenstream, il più lungo gasdotto sottomarino mai realizzato nel Mediterraneo, che fa transitare otto miliardi di metri cubi di metano dalla Libia all’Italia, e oggi è impegnata – attraverso alcune controllate – anche nella costruzione di alcune autostrade. Negli ultimi dieci anni ENI ha investito in Libia 50 miliardi di dollari, e prevede di investirne altri 20 nel prossimo decennio.

Mediobanca
Il fondo libico LIA possiede azioni di Mediobanca per 500 milioni di dollari. Secondo un accordo preliminare stipulato a febbraio del 2009, il fondo prevede l’investimento libico in società italiane nei settori delle costruzioni e dell’industria farmaceutica. Secondo molti osservatori, l’investimento in Mediobanca permetterà al governo libico di investire con maggiore libertà nelle imprese italiane.

Olcese
Il fondo libico LIA possiede il 26 per cento di Olcese, un’azienda tessile. L’investimento fu il primo esperimento di partecipazione in un’azienda italiana da parte della Libia.

Retelit
È l’azienda di telecomunicazioni che nel 2008 ha vinto il bando per l’assegnazione delle frequenze WiMax in dieci regioni d’Italia. La Lybian Post Telecommunications Information Technology Company controlla il 14,798 per cento del gruppo e ne è primo azionista.

Fonte: Il Post
 

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