Friday, April 30, 2010

Festa precaria


La festa dei lavoratori in Italia è come la sagra della porchetta nei Paesi musulmani, poiché qui non c’è lavoro e lì non mangiano carne di maiale. E’ come un october fest senza birra, il babà senza rhum, il caffè senza la sigaretta, Berlusconi senza conflitto d’interesse. La festa dei lavoratori ora è solo il concertone a piazza San Giovanni. Solo questo. Ma per milioni di persone, i disoccupati, quella del primo maggio è una giornata come le altre.

La festa dei lavoratori non coincide con la festa del lavoro. Del lavoro qui in Italia si è cambiata la prospettiva. Lavoro a tempo determinato, lavoro nero, lavoro part time. Lavoro e basta non se ne trova. C’è sempre un aggettivo appresso. E sono quegli aggettivi a modificare il senso del lavoro, la tua prospettiva futura, la tua sicurezza, il tuo status. Di conseguenza, oltre al lavoro, anche i lavoratori acquistano gli stessi aggettivi.

La “festa dei lavoratori” tra qualche anno si chiamerà “festa dei lavoratori precari”. Il precariato ha diminuito sia i disoccupati che gli occupati a tempo indeterminato. Risultato, l’insicurezza. Quella sociale, però. Perché poi c’è anche l’insicurezza materiale, fisica, nel mondo del lavoro. Le morti bianche le chiamano. Anche qui un aggettivo a caratterizzare la morte. Bianca perché è innocente. Non si può morire sul lavoro!

L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro (art.1 Cost.)

Io aggiungerei precario e insicuro.

IL SIGNIFICATO DI QUESTA FESTA

Il primo maggio è la festa dei lavoratori o festa del lavoro. E’ una festività che annualmente viene celebrata per ricordare l'impegno del movimento sindacale ed i traguardi raggiunti in campo economico e sociale dai lavoratori. L'origine della festa viene fatta risalire ad una manifestazione organizzata negli Stati Uniti dai Cavalieri del lavoro a New York il 5 settembre 1882. Due anni dopo, nel 1884, in un'analoga manifestazione i Cavalieri del lavoro approvarono una risoluzione affinché l'evento avesse una cadenza annuale. Altre organizzazioni sindacali affiliate alla Internazionale dei lavoratori - vicine ai movimenti socialista ed anarchico - suggerirono come data della festività il Primo maggio. In Europa la festività del primo maggio fu ufficializzata dai delegati socialisti della Seconda Internazionale riuniti a Parigi nel 1889 e ratificata in Italia soltanto due anni dopo. In Italia la festività fu soppressa durante il ventennio fascista - che preferì festeggiare una autarchica Festa del lavoro italiano il 21 aprile in coincidenza con il Natale di Roma - ma fu ripristinata subito dopo la fine del conflitto mondiale, nel 1945. Nel 1947 fu funestata a Portella della Ginestra (Palermo) quando la banda di Salvatore Giuliano sparò su un corteo di circa duemila lavoratori in festa, uccidendone undici e ferendone una cinquantina.

Il disco che visse due volte… tante idee per riutilizzare i CD in modo creativo!

A volte vengono “bruciati” da una masterizzazione andata male, a volte contengono software superati o cataloghi di prodotti sorpassati, altre volte si smagnetizzano, si graffiano o si spezzano... insomma, in un modo o nell’altro, ci ritroviamo in casa con pile di CD o DVD inservibili.

Pochi sanno che possono essere riciclati: sono composti, infatti, da policarbonato per il 90%, materiale con cui si possono realizzare caschi per moto, attrezzature mediche, pezzi di ricambio automobilistici etc. Per realizzare un CD del peso di 16 g ca. occorro 30 g di petrolio, dunque il riciclaggio di tonnellate di supporti digitali permette di risparmiare questa preziosa risorsa!

Tuttavia si tratta di un processo complesso che richiede altra energia poiché occorre eliminare con sistemi chimici e meccanici gli strati su cui è possibile registrare. Allora perché non pensare di riutilizzare i CD con un po’ di fantasia? Sappiamo bene che il riuso è sempre più sostenibile del riciclo…

Si possono creare interessanti arredi come la Panda Chair, una poltrona realizzata da Belén Hermosa, costituita da 4.232 CD: non sappiamo quanto sia ergonomica ma sicuramente è molto originale! Utilizzando i CD interi si possono comporre anche dei luccicanti tendaggi.


Incollando direttamente alla parete i CD si può creare una sorprendente “tappezzeria” colorata o una testata per il letto con composizioni di frammenti.


Interessanti sono anche le lampade: alcune (come quella toroidale di Inna Alesina o quella a cilindro verticale) con i dischi visibili di taglio in modo che la luce ne attraversi lo spessore; altre con i CD posti lungo una superficie sferica formando una maglia molto larga, oppure incastrati gli uni agli altri per lasciar fuoriuscire la luce tra gli spazi come quella di Sibir Design.


Con i CD si possono realizzare anche piccoli oggetti per la casa: orologi da parete, quadretti decorati applicati sopra il disco, sottobicchieri ricoperti di tessuto.


Troviamo pure degli utilissimi accessori da scrivania: quadernetti ad anelli con copertina rigida, un divertente porta-CD fatto di CD (!), e un porta-carte ottenuto con la piegatura a caldo di due dischi.


I giochi di riflessi dei CD hanno ispirato molti addobbi natalizi: i dischi vengono sagomati a creare alberelli, cuori e campane, oppure vengono sfrangiati per creare l’effetto di leggeri fiocchi di neve o, infine, vengono frantumati ed incollati su palle di polistirolo per realizzare delle scintillanti palle riflettenti che ricordano quelle delle discoteche di tanti anni fa.


Ma non è tutto! Qualcuno si è cimentato persino nella realizzazione di abiti con CD interi o spezzati, gioielli realizzati con una particolare procedura per ottenere un effetto craquelè, e minuscole borsette.


E per concludere, l’arte! George Radebaugh si è specializzato nelle sculture di CD: i suoi lavori sono soprattutto sagome di animali, di alberi e di strumenti musicali.

Bruce Munro
, invece, sta raccogliendo un milione di CD usati per distenderli a Long Knoll Field in Wiltshire a formare sul terreno un mare iridescente, un’eco-installazione di land art che si terrà nel mese di giugno 2010. Bruce ha bisogno anche dei vostri CD, quindi se non riuscite a riutilizzarli in nessuno dei modi spiegati sopra… mandateli a lui!!!


Thursday, April 29, 2010

Otto per mille: dove vanno a finire i soldi dello Stato?

Dopo aver parlato del singolare meccanismo che sta alla base dell'8 per mille, e dopo aver indagato un po' più a fondo sul modo in cui la Chiesa impiega i fondi che riceve, vale la pena di completare il discorso verificando che fine facciano i (pochi) quattrini che attraverso questo istituto arrivano allo Stato.

Ebbene, avvalendoci dell'aiuto di Wikipedia, apprendiamo che nel 2004 lo Stato ha ricevuto dall'8 per mille circa 100 milioni di euro (un decimo di quelli che si è accaparrata la Chiesa, by the way), e che ha impiegato tali fondi nel modo che segue:

- 44,64% conservazione beni culturali legati al culto cattolico;
- 24,73% calamità naturali;
- 23,03% conservazione beni culturali civili;
- 4,44% fame nel mondo;
- 3,16% assistenza rifugiati.


Come vedete, quasi la metà del denaro ricevuto dallo Stato attraverso l'8 per mille viene immediatamente rigirato alla Chiesa Cattolica, sia pure sotto la (non troppo) velata forma di restauro e conservazione di chiese, cappelle, conventi, seminari e simili, i quali tra l'altro sono di proprietà del Vaticano e, sia detto per inciso, manco pagano l'ICI.

Per le calamità naturali non resta che un quarto dei fondi; i quali sono già una miseria di per sé, ma diventano una somma addirittura ridicola se si pensa che in drammatiche circostanze come il terremoto in Abruzzo si sarebbe potuto attingere a quel capitolo esortando gli italiani a dare l'8 per mille allo Stato, magari con una martellante diffusione di spot televisivi, ma in realtà ci si è ben guardati dal farlo, evidentemente per non sottrarre risorse alla Chiesa.

Insomma, gente, pare che non se ne esca: giratela pure come volete, ma gran parte dei quattrini dell'8 per mille vanno a finire alla Chiesa non solo se uno glieli dà o se non li destina esplicitamente a nessuno, ma perfino se li vuole donare allo Stato. E poi hanno pure il coraggio di dire che si tratta di una libera scelta.

Libertà di informazione

I più potenti controllano l’informazione per far passare solo le notizie loro favorevoli, per censurare le altre o addirittura per ribaltare la realtà.

Queste non sono parole propagandistiche prive di sigificato. Ecco solo due esempi:

1) Nel 2007 mentre si discuteva dei “DICO” (coppie di fatto) il Papa si affrettò a raccomandare ai vari governi di non emettere leggi in favore di coppie non unite da regolare matrimonio. Il portavoce del Governo spagnolo gli rispose che era dovere del governo tutelare tutti i cittadini senza fare discriminazioni, indipendentemente dalle loro scelte di vita. La notizia comparse su qualche giornale locale di controinformazione e fu possibile così vederla anche in rete. Dopo due giorni però era completamente scomparsa anche dalla rete ed al suo posto compariva soltanto una pagina bianca.

2) E’ noto e più recente il caso della notizia diffusa dalla RAI a cura del suo direttore di rete Minzolini (poi intercettato mentre parlava con Berlusconi il quale gli faceva pressioni per sbarazzarsi della trasmissione ANNOZERO), dell’assoluzione di David Mills, il legale processato per aver ricevuto 600.000 dollari da Berlusconi in cambio della falsa testimonianza in 2 processi a carico del premier. L’assoluzione di Mills sarebbe stata la dimostrazione di innocenza di Berlusconi che evita (a suon di leggi) di essere processato per essere il corruttore. David Mills, contrariamente a quanto dichiarato dal TG1, è stato condannato al risarcimento ma il processo penale è andato in prescrizione perché trascorsi 10 anni ed è intervenuta una legge in suo favore che porta la prescrizione da 15 a 10 anni.

Per fare l’elenco delle informazioni censurate, distorte, manipolate occorrerebbero archivi mastodontici. La rete è più difficile da controllare per questo la libertà di espressione in internet deve essere difesa con le unghie e con i denti. Un’invito che posso rivolgere ai lettori appassionati (o disgustati) dalla politica, è quello di ascoltare i dibattiti del Parlamento e del Senato che vengono trasmessi in diretta dalla radio sulle frequenze di GRParlamento e Radio Radicale.

L’ascolto diretto dei dibattiti permette di conoscere la posizione dei singoli parlamentari e senatori e capire se sono coerenti con quanto propagandano. Ci si può rendere conto, ad esempio, che c’è una maggioranza che sostiene la mancanza di copertura finanziaria per il sostegno di lavoratori cassaintegrati o che hanno perso il lavoro mentre si parla di spendere cifre enormi per grandi opere e centrali nucleari.

A proposito di informazione mi chiedo perché il Presidente Napolitano (ai TG di ieri 27.04.2010) raccomanda ai magistrati di non entrare in politica e di non candidarsi nei territori in cui erano impegnati professionalmente. Non una parola sugli indagati e sui condannati che sono già “onorevoli”. Probabilmente si preoccupa perché i magistrati potrebbero far conoscere fatti di cui ci sarebbe da vergognarsi ad esempio su quanto accaduto nella “guerra fra le procure di Catanzaro e Salerno”. Su questo però il discorso sarebbe lungo. C’è solo da sperare che la verità e la giustizia possano trionfare, che i complotti vengano resi pubblici e che ogni disonesto coinvolto paghi per le proprie responsabilità.

Se la dieta è ecologica


“La Terra ci è data in prestito dai nostri figli”: questo detto della tradizione amerindia andrebbe ricordato ogni giorno. Cambiare il nostro stile di vita richiede tempo, ma se vogliamo garantire un futuro alle generazioni successive è uno sforzo che dobbiamo compiere perché le risorse naturali non sono infinite. Non basta spegnere la luce per un’ora, differenziare i rifiuti o chiudere il rubinetto dell’acqua, è necessario modificare le nostre abitudini alimentari, adottando una dieta che faccia bene al Pianeta. Ci sono diversi esempi che possiamo seguire e con un piccolo sforzo possiamo contribuire a ridurre l’impatto ambientale dovuto alla produzione del cibo.

Mangiare sano e a km zero
Perché mangiare uva del Cile, che secondo i calcoli forniti dalla Coldiretti, percorre 12mila chilometri con un consumo di 7,1 kg di petrolio, liberando 22 kg di anidride carbonica, quando il nostro Paese è in grado di produrla? Spesso non ci rendiamo conto della profonda impronta ecologica (indice statistico per misurare il consumo umano di risorse naturali con la capacità della Terra di rigenerarle) che lasciamo con i nostri consumi. Acquistare globale e non locale è una scelta che ha delle ripercussioni molto forti sull’ambiente. Nella nostra dieta dovremmo preferire prodotti territoriali e di stagione, aiutando così ad eliminare le emissioni di sostanze inquinanti in atmosfera, sostenendo di più la nostra economia e sviluppando relazioni dirette con i produttori. Scelte di questo tipo non aiutano solo a difendere le risorse naturali ma sono utili anche per la nostra salute perché si tratta di prodotti freschi e naturali.

A tavola senza carne
Chi decide di eliminare dalla propria dieta i grassi animali lo fa non solo per un motivo etico o salutare ma soprattutto ambientale. Per un chilo di carne, come sostiene il centro internazionale di ecologia della nutrizione (Neic) sono necessari 15 kg di cereali, e nei soli Stati Uniti vengono prodotte 145 milioni di tonnellate di cereali e soia per ottenere 21 milioni di tonnellate di carne, uova e latte. Tutte risorse vegetali che vengono sprecate per gli allevamenti intensivi, per soddisfare il bisogno di chi mangia “troppa carne”. Nel volume Water Resources: Agriculture, the Environment, and Society An assessment of the status of water resources di David Pimentel, James Houser, Erika Preiss, Omar White, si legge che per 5 kg di carne si consumano 500 mila litri di acqua. E va considerata anche l’energia fossile necessaria per la produzione di cibi di origine animale, del tutto superiore rispetto a quella utilizzata per ottenere fonti vegetali. La maggior parte delle emissioni di gas ad effetto serra proviene dagli allevamenti, sia sotto forma di metano prodotto dal sistema digerente degli animali, sia dalle deiezioni che si diffondono in aria sotto forma di sostanze acidificanti. La deforestazione non dipende solo dall’abbattimento degli alberi ma dalla necessità di avere suolo disponibile per l’allevamento di bovini destinati a fornire carne all’Occidente. Bisognerebbe seguire l’esempio della città di San Francisco che ha proibito ai suoi cittadini di mangiare carne il lunedì per ridurre le emissioni di gas inquinanti e sostenere uno stile di vita ecosostenibile.

Nutrirsi con i semi
I semi sono l’origine di ogni cosa, la fonte principale dello sviluppo agricolo. Se si vuole difendere la biodiversità delle specie vegetali, bisogna prima salvaguardarne le sementi, come insegnano i Seed Savers Exchange, volontari che custodiscono i semi dalle multinazionali che con i loro brevetti Ogm hanno distrutto una grande varietà di chicchi antichi. Salvaguardare i semi significa difendere non solo l’ambiente, ma soprattutto la nostra tradizione contadina che per millenni si è impegnata a selezionare le sementi migliori. In India, la scienziata Vandana Shiva da anni si batte per la difesa della biodiversità e per la sicurezza alimentare. I semi, inoltre, contengono un’alta concentrazione di valori nutrizionali. I cereali forniscono vitamine del gruppo B, come il grano saraceno e sono una fonte di fibre e di minerali; le leguminose apportano proteine in quantità anche maggiori rispetto alla carne, e i semi oleosi, come mandorle , noci, semi di girasole e di sesamo sono molto ricchi di lipidi.

I germogli: fonte di vitamine
Dai semi di cereali, legumi e altre specie vegetali si possono ottenere i germogli, una fonte energetica tutta naturale. Come sostiene la Ssnv (Società scientifica di nutrizione vegetariana) sono ricchi di principi nutritivi come vitamine, minerali e proteine, e migliorano l’assunzione dello zinco. Germogliare è semplicissimo, non è possibile con tutti i semi ma solo con la soia verde, il miglio, i ceci, i fagioli, le lenticchie, il riso integrale, l’avena, il girasole e la quinoa. Basta lasciare i chicchi in umidità e bagnarli ogni tanto, due tre volte al giorno, fino a quando il germoglio non avrà raggiunto i 3-4 centimetri. Per arricchirli della clorofilla bisogna lasciarli al sole per circa 8 ore e poi conservarli in frigo. Oltre al loro valore nutrizionale, sono utili per aumentare le nostre difese immunitarie e dall’antichità erano usati per alleviare disturbi digestivi e crampi.

Fonte: Terranews

Wednesday, April 28, 2010

Super Silvio e la fusione che viene dal freddo

Abbiamo la fusione fredda e non lo sapevamo. Ce l'ha fatto sapere l'altro ieri, il sommo Silvio, sempre sia lodato. Dalla Russia giunge infatti la notizia tanto attesa, finalmente energia a poco costo per tutti, grazie al nucleare made in Silvio.

Tutto questo nonostante IGNITOR, questo il nome del reattore cofinanziato da Italia e Russia, che verrà costruito a Kaliningrad, sia soltanto un esperimento ideato nel 1977 da Bruno Coppi, dell'MIT. È vero, il suo obiettivo è quello di produrre energia attraverso fusione atomica controllata mediante potenti campi magnetici, ma si tratta pur sempre di un esperimento, non di un reattore testato e pronto per la fase di produzione.

Basti pensare che un progetto molto simile: ITER, finanziato da Unione Europea, Russia, Cina, Giappone, Stati Uniti d'America, India e Corea del Sud, punta ad essere acceso per la prima volta nel 2018 ed a generare 500 MW per circa 1 (1!) secondo, per poi salire gradualmente verso il minuto. Ulteriori fasi dell'esperimento sono previste per il 2025. Si stima, che le prime centrali a fusione possano arrivare tra il 2030 ed il 2050. Ben lontani insomma dal 2018 in cui Silvio ci ha promesso le centrali.

Lungi da me criticare il finanziamento di un esperimento, anzi, ne sono ben felice ed Ignitor è sicuramente valido e merita questi sovvenzionamenti che attende da metà degli anni '90, ma è evidente quanto sia più propaganda che di immediata utilità. Le centrali che verranno costruite infatti a partire dal 2015 (secondo quanto stabilito dal governo), adotteranno ancora tecnologie derivanti dagli anni 60.

Non fatevi ingannare quindi quando le televisioni incenseranno le nostre modernissime centrali. Non fatevi ingannare quando Silvio dice che in Francia fanno a gara per avere le centrali sotto casa perché hanno raggiunto una sicurezza tale che portano solo benefici e lavoro. Basti ricordare il 2008, quando ad un mese di distanza ci furono due incidenti, uno proprio in Francia, nella zona di Avignone, e uno in Slovenia, nella centrale di Krsko, entrambi con fuoriuscita di liquido radioattivo, per fortuna senza gravi conseguenze. Non fatevi ingannare quando vi diranno che il referendum fu voluto da "ecologisti estremi" (cit.), perché l'avete votato voi (io no, avevo un anno...), e avrete pur avuto i vostri motivi, no?

Tuesday, April 27, 2010

Acerra: nuovi guasti all’inceneritore


Il termovalorizzatore di Acerra funziona a scartamento ridotto: da circa 10 giorni una delle tre caldaie dell’impianto è ferma e i tecnici specializzati stanno provvedendo a riparare il danno. La notizia è trapelata solo questa mattina. L’inconveniente avrebbe provocato una sensibile diminuzione della capacità di incenerire il combustibile da rifiuto: da circa 2.200 tonnellate al giorno, con due sole caldaie operative su tre si scende a circa 1.400 tonnellate. In ogni caso, l’inconveniente non ha provocato ripercussioni sulla raccolta e lo smaltimento dei rifiuti nelle città, stano a quanto afferma l’assessore all’Ambiente della Provincia di Napoli Giuseppe Caliendo: «Non c’è stata alcuna ripercussione negativa sullo smaltimento - spiega Caliendo - e per quello che ci è stato comunicato a stretto giro l’intervento di manutenzione sarà terminato».

L’acqua è pubblica. Lo afferma la Costituzione. Al via i referendum

E’ partita ieri, in tutta Italia, la raccolta firme per i 3 referendum per l’acqua pubblica, promossa dal Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, costituito da numerose realtà della società civile, associazioni ambientaliste, comitati territoriali. Obbiettivo comune: fermare la privatizzazione dell’acqua.

Il Decreto Ronchi del novembre 2009 infatti prevede che la gestione dei servizi pubblici locali sia conferita "in via ordinaria" attraverso gare pubbliche e la gestione in house consentita soltanto in deroga e «per situazioni eccezionali». Questa formulazione, secondo le opposizioni, apre la strada alle privatizzazioni, non rendendo più i Comuni i soggetti pubblici territoriali responsabili dei beni comuni, ma proprietari in una logica di interessi privati.

Tre i quesiti. Il primo propone l’abrogazione dell’articolo 23 bis della Legge n. 133/2008 così come modificato dal recente Decreto che impone ai comuni la messa a gara della gestione delle risorse idriche; il secondo l’abrogazione dell’articolo 150 del Decreto Legislativo n. 152/2006 per impedire il ricorso alla gare e all’affidamento delle gestione del servizio idrico a società di capitali favorendo la sua gestione attraverso enti di diritto pubblico con la partecipazione dei cittadini e delle comunità locali. Il terzo propone l’abrogazione dell’articolo 154 del Decreto Legislativo n. 152/2006 limitatamente alla quota del 7% di remunerazione del capitale investito, eliminando la possibilità di fare di fare profitti sull’acqua. Che non è una merce, ma un diritto di tutti.

“Riguardo al diritto all’acqua, si deve sottolineare anche che si tratta di un diritto che ha un proprio fondamento nella dignità umana. Da questa prospettiva bisogna esaminare attentamente gli atteggiamenti di coloro che considerano e trattano l’acqua unicamente come bene economico.” Non sono affermazioni di un esponente politico dell’opposizione o di uno dei promotori dei quesiti referendari. Il monito è di Papa Benedetto XVI…

E’ vero che la gestione pubblica dell’acqua ha mostrato negli anni numerosi limiti, strutturali, legati al difficile rapporto tra territorio e burocrazia. E’ vero circa la scarsità di investimenti e la penuria di manutenzione della rete idrica. Di qualche giorno fa la notizia della presenza, nelle tubazioni dell’acqua potabile, di sostanze tossiche tollerate dagli adulti ma pericolose per neonati e ragazzi nell’età dello sviluppo.

Consegnandola ai privati non vi è certezza che la situazione migliori, ma si corre il rischio di vedere aumentate le tariffe e diminuiti gli investimenti, una scelta pagata a caro prezzo dalle classi deboli.

L’acqua, come il paesaggio, l’ambiente, la salute, sono beni comuni, direttamente tutelati dalla Costituzione (artt. 9 e 32), e l’interesse alla conservazione e alla fruizione di tali beni non può essere di pochi per pochi.

Tutte le informazioni sul referendum e la campagna contro la privatizzazione (alla quale ha aderito anche Articolo21) sul sito www.acquabenecomune.org

Fonte: Articolo21

Mal wieder Herrensocken gestrickt

Der Arbeitskollege meines Mannes hatte mir 10 Sack Blumenerde günstig besorgt. Als Gegenleistung wollte er kein Geld, sondern gern ein Paar handgestrickte Socken haben. Gesagt, getan und schwuppdiwupp habe ich gestern Abend dieses Sockenpaar für ihn fertig gehabt. Sie fühlen sich schön kuschelig und wunderbar weich an. Auch hatte ich mega Glück, dass beide Socken bei dieser Größe, den selben Farbverlauf haben. Der Schaft ist ja doch etwas länger als bei meinen anderen Socken. Ein Bündchen habe ich nicht extra gestrickt, so kann er die Socken auch umschlagen, bzw. tragen, wie er es gern möchte.

Sockendaten Nr. 8/2010
 Größe: 42
Ndl./-stärke: 3 mm Knit Pro
Wollverbrauch: 82 g
Wolle: Rellana Flotte Socke - Trend, Fb. 5004
Muster/Quelle: eigene Idee
Schaft: 5 M re, 3 M li
Schaftlänge: 25 cm
Gesamfußlänge: 27 cm
Ferse: Käppchen
Spitze: normale Bandspitze
gestrickt: vom 18. - 26.04.2010 
Für: Hans` Arbeitskollege

Und so bekommt er seine Socken

Da schau sich doch mal einer

unsere beiden Kater an. Haben sie nicht ein tolles Lieblingsversteck? Seit ca. 2 Wochen spielen und toben sie in und um unseren Grill herum. Das macht Spaß! Von da aus kann man auch wunderbar die Vögel beobachten, die den frisch gesähten Rasen picken.
(click mich an)

hier ist Micki vom Dach aus rüber gesprungen

Das ist unser Lola-Liebhaber und -aufpasser Micki, wenn er nicht gerade selber schläft oder Blödsinn macht. 
Er bewacht sie, damit keine andere Katze an sie rankommt. 
Das ist Liebe :-).

Monday, April 26, 2010

Coppie di fatto. I diritti negati: storia di Paola. 10 anni di convivenza, ora più nulla

Questa è la storia di un amore. Quello tra Paola e Grazia. La storia di una relazione iniziata negli anni ’80, culminata in una convivenza durata dieci anni e interrottasi lo scorso marzo con la morte di Grazia. E’ quindi anche la storia di una brutta malattia e di un dolore improvviso e recente. Ma è soprattutto una storia dove regna la discriminazione e il pregiudizio. Quello, duro a morire: l’omosessualità è peccato. E quindi una storia che va raccontata. Di un amore normale e eccezionale come qualsiasi altro. E di un’ingiustizia, certo, perché è inaccettabile che in un Paese civile la legge non tuteli le coppie di fatto, a prescindere dal loro orientamento sessuale.

Paola ha 49 anni e negli ultimi dieci ha vissuto nella casa romana di proprietà dei genitori della compagna Grazia. La loro è una relazione fatta di quotidianità, ma anche di viaggi all’estero e rafforzata dalla passione comune per l’arte. “Abbiamo curato delle mostre insieme, io dipingo, Grazia ha pubblicato anche un libro di poesie - racconta Paola – la sua famiglia non l’ha mai conosciuta davvero. Cattolici integralisti - li definisce Paola- . Se all’inizio i rapporti con le sorelle erano buoni, con i genitori invece non mi sono mai sentita a mio agio”, ci spiega.

Alla fine dello scorso anno i primi segnali che qualcosa non va e a gennaio una diagnosi che non lascia speranze con l’avanzare dell’incurabile malattia. “Grazia nell’ultimo mese soffriva molto – dice Paola, ancora scossa – il medico in ospedale ha chiesto alla madre se voleva farla dormire ma lei si è rifiutata”. “Nella sofferenza ha espiato i suoi peccati”, avrebbe poi spiegato la madre di Grazia con uno sconvolgente cinismo. Erano le 7.30 del mattino, del giorno subito dopo il funerale quando l’anziana donna ha informato Paola che avrebbe dovuto lasciare la casa di Roma. Mettere dieci anni in tre valigie, riempirle in fretta nel giro di pochissime ore, senza sapere dove andare, in uno dei momenti più drammatici e dolorosi della propria vita. “Devo ancora rientrare in casa per recuperare tutte le mie cose – dice Paola – hanno preso il nostro cane e ho dovuto consegnare anche le chiavi della macchina che era intestata a Grazia”.

Perché a Paola non spetta nulla. Come non sono spettate le decisioni inerenti alla salute della compagna. “Certo il personale in ospedale si è comportato molto bene, conosceva la situazione e mi ha permesso di stare sempre lì vicino a Grazia”, dice Paola. Ma è stata le sensibilità di quelle persone ad aiutare Paola, non la legge. Se qualcuno si fosse opposto, lei non avrebbe potuto far nulla, anzi non avrebbe neppure potuto ribellarsi, perché non aveva alcun diritto di assistere la compagna. E in fondo, le scelte reali sugli interventi da compiersi sono state prese dalla madre. Tutto questo perché l’ordinamento italiano non tutela le coppie di fatto. I conviventi non sono garantiti in caso di separazione, né in caso di ricovero né in caso di morte. Praticamente all’improvviso diventi un emerito sconosciuto, senza una briciola di dignità.

Un vuoto normativo enorme, quello che vive l’Italia, dove si continua a rimandare questa delicatissima discussione ad un disegno di legge che, come la stessa Unione europea ha chiesto in più occasioni, garantisca alle coppie non sposate, eterosessuali e non, parità di diritti rispetto alle coppie e alle famiglie tradizionali. Ma si sa nel nostro Paese per le coppie omosessuali la situazione è complicata. A loro è negata la possibilità di sposarsi e di acquisire quel complesso di diritti e doveri che, per la verità, in un Paese civile, dovrebbe prescindere dal matrimonio. Su questa tematica, che affligge migliaia di persone, si è di recentemente pronunciata la Corte costituzionale. E non è vero che ha negato i diritti delle coppie omosessuali, come si è da qualche parte sintetizzato. Ha detto una cosa sacrosanta. Ovvero che “spetta al Parlamento individuare le forme di garanzia e di riconoscimento per le unioni omosessuali”. E occorre farlo in virtù dell’art. 2 della Costituzione che dice che “la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità”. Bene, la Corte ha riconosciuto tra le formazioni sociali “anche l’unione omosessuale, intesa come stabile convivenza tra due persone dello stesso sesso, cui spetta il diritto fondamentale di vivere liberamente una condizione di coppia, ottenendone – nei tempi, nei modi e nei limiti stabiliti dalla legge – il riconoscimento giuridico con i connessi diritti e doveri”. La Costituzione, insomma, tutela le coppie di fatto e lo fa indipendentemente dal sesso. E’ la legge che ancora non ha regolato diritti e doveri spettanti alle unioni civili. E così, si ha l’impressione che, in questa come in altre circostanze, l’ordinamento italiano rimanga indietro rispetto al resto d’Europa e alla sensibilità comune. Che la legge non stia al passo con la società e i suoi mutamenti., che il Parlamento non si occupi dei problemi reali e che non se ne occupi anche per un difetto di laicità è un dato di fatto.

Paola ora sta male. La perdita di Grazia è recente e il dolore è ancora troppo forte. Può contare solo sull’appoggio della sorella e sull’ospitalità di un’amica. E sta valutando con un legale quali azioni intraprendere per far valere quei diritti, che in uno stato di diritto dovrebbero essere garantiti.

Fonte: Dazebao

Vent’anni di incidenti


Il 26 aprile del 1986, alle ore 1.23, nel corso di un test “di sicurezza” (sic!), nella centrale ucraina di Chernobyl, un brusco e incontrollato aumento della temperatura del nocciolo del reattore innescò una fortissima esplosione. Il coperchio dell’impianto saltò. Una nube radioattiva contaminò un’area vastissima, raggiungendo anche l’Europa. Fonti ufficiali parlano di 65 morti accertati e 4mila presunti. In realtà, studi scientifici, osteggiati dalle multinazionali del nucleare, hanno rivelato che le conseguenze furono immensamente più gravi. E contro questa cortina del silenzio, proprio nel giorno in cui si ricorda in tutto il mondo questa tragedia, Terra ha scelto di ricostruire e pubblicare l’elenco degli incidenti nucleari, meno o affatto noti, avvenuti nel mondo negli ultimi vent’anni. Per ricordare e, soprattutto, per sapere.

2000, 5 gennaio, Francia. Centrale di Blayais, una tempesta costringe a fermare 2 reattori per allagamento.

2000, 27 gennaio. Giappone. Un incidente a una installazione per il riprocessamento dell’uranio in Giappone provoca livelli di radia zione 15 volte superiori alla norma in un raggio di circa 1,2 miglia. Funzionari locali segnalano che almeno 21 persone sono state esposte alle radiazioni.

2000, 15 febbraio, Usa. Reattore Indian Point 2, fuga vapore radioattivo.

2001 Germania. Esplosione di una parte dell’impianto di Brunsbuettel.

2003, aprile. Paks (Ungheria). L’unità numero 2 del sito nucleare di Paks (l’unico in Ungheria) subisce il surriscaldamento e la distruzione di trenta barre di combustibile altamente radioattive. Solo un complesso intervento di raffreddamento scongiura il pericolo di un’esplosione nucleare, limitata ma incontrollata con gravi conseguenze. 2004, 9 agosto, Giappone. Nel reattore numero 3 nell’impianto di Mihama, 350 chilometri a ovest di Tokyo, una fuoriuscita di vapore ad alta pressione, è costata la vita a quattro operai. Altri sette operai sono in condizioni molto gravi. Si è trattato del più tragico incidente nella storia dello sfruttamento dell’energia nucleare a fini civili in Giappone. L’azienda Kansai Electric Power, che gestisce la centrale, si è affrettata a comunicare che non c’è stata contaminazione radioattiva.

2004, 9 agosto, Giappone. A quanto ha riferito l’agenzia Kyodo, le fiamme sono divampate nel settore dove vengono smaltite le scorie, adiacente al reattore numero 2, in un impianto situato nella prefettura di Shimane. Anche in questo caso non c’è stata alcuna fuga radioattiva. 2004, 9 agosto, Giappone. Incidente nella centrale nucleare della Tokyo Electric Power Company (Tepco), la più grande impresa produttrice di energia in Giappone. La società ha comunicato che il generatore dell’impianto di FukushimaDaini è stato fermato per una perdita d’acqua.

2005, aprile, Gran Bretagna. Sellafield. Viene denunciata la fuoriuscita di oltre 83mila litri di liquido radioattivo in 10 mesi a causa di una crepatura nelle condotte e di una serie di errori tecnici. 2006, maggio, laboratori Enea della Casaccia, Italia. Fuoriuscita di plutonio, ammessa solo 4 mesi dopo, che ha contaminato sei persone addette allo smantellamento degli impianti.

2006, maggio, Mihama, (Giappone). Ennesimo incidente con fuga di 400 litri di acqua radioattiva nella ex centrale nucleare di Mihama.

2006, 26 luglio, Oskarshamn, Svezia. Corto circuito nell’impianto elettrico della centrale a 250 chilometri a sud di Stoccolma per cui due dei quattro generatori di riserva non sono stati in grado di accendersi. Vengono testate tutte le centrali nucleari del Paese e quella di Forsmark viene spenta.

2006, 7 ottobre, Kozlodui, Bulgaria. Viene intercettato un livello di radioattività venti volte superiore ai limiti consentiti e le verifiche portano a scoprire una falla in una tubazione ad alta pressione. La centrale, che sorge nei pressi del Danubio, scampa a una gravissima avaria. Secondo la stampa locale la direzione cerca di nascondere l’accaduto e di minimizzarlo nel rapporto all’Agenzia nazionale dell’Energia Atomica.

2007, 28 giugno, Kruemmel, Germania. Scoppia un incendio nella centrale nucleare di Krummel, nel nord della Germania vicino ad Amburgo. Le fiamme raggiungono la struttura che ospita il reattore e si rende necessario fermare l’attività dell’impianto. In pochi mesi si verificano avarie anche nelle centrali di Forsmark, Ringhals e Brunsbuttel. Secondo il rapporto 2006 del ministero federale dell’Ambiente, l’impianto di Kruemmel è il più soggetto a piccoli incidenti tra le 17 centrali.

2007, 16 luglio, Kashiwazaki, Giappone. La centrale nucleare di Kashiwazaki-Kariwa, la più grande del mondo che fornisce elettricità a 20 milioni di abitanti, viene chiusa in seguito ai danneggiamenti provocati dal terremoto. L’Agenzia di controllo delle attività nucleari giapponesi ammette una serie di fughe radioattive dall’impianto, ma precisa che si tratta di iodio fuoriuscito dal una valvola di scarico. Il direttore generale dell’AIEA, Mohammed El Baradei, dice che il sisma “è stato più forte di quello per cui la centrale era stata progettata”. Il terremoto provoca un grosso incendio, la fuoriuscita di 1.200 litri di acqua radioattiva che si riversano nel Mar del Giappone e una cinquantina di altri incidenti. Si teme che la faglia sismica attiva passi proprio sotto la centrale.

2008, giugno 4, Krsko, (Slovenia). Alle ore 17.38 ora italiana il sistema d’allerta del’European Community Urgent Radiological Information Exchange ha ricevuto un’informativa dalla Slovenia su un incidente alla centrale nucleare di Krsko, 130 km in linea d’aria da Trieste. Sono state attivate le procedure di spegnimento del reattore.

2008, luglio 23, Francia. Cento operai della centrale nucleare del Tricastin sono stati contaminati ”leggermente” da elementi fuorusciti da una tubatura nel reattore numero 4, fermo per manutenzione.

2008, luglio 29, Grenoble, Francia. Nuovo allarme alla centrale nucleare di Tricastin. Un centinaio di impiegati sono stati sgomberati dall’impianto a causa dell’allarme lanciato dopo una nuova fuoriuscita di polvere radioattiva dal reattore No4.

2008, Agosto 24, Vandellos (Spagna). L’impianto nucleare Vandellos II in Catalogna, è stato fermato per un incendio, che è stato domato. L’autorizzazione dell’impianto scade nel 2010.

2008, settembre 24, Cherbourg (Francia). Un incidente nucleare di livello 1 su una scala da 0 a 7, è avvenuto all’interno di un impianto a La Hague, in Normandia. L’incidente, con un versamento di materiale, si è prodotto in un impianto per il riprocessamento del combustibile atomico.


Fonte: www.fisicamente.net

Saturday, April 24, 2010

La festa della Liberazione


Oggi si festeggia la liberazione dell’Italia dal nazi-fascismo. Il 25 Aprile è l’anniversario della rivolta armata partigiana e popolare contro le truppe, ormai di occupazione, naziste e i loro fiancheggiatori fascisti della repubblica sociale italiana. Grazie al sangue versato dai partigiani fu possibile dare agli italiani la libertà che era stata negata durante il ventennio di dittatura fascista.

L'ignoranza di Cirielli: "Liberi solo grazie agli americani"

Il presidente della Provincia di Salerno Edmondo Cirielli (PDL) "cancella" dai manifesti celebrativi la Resistenza e la lotta di liberazione dall'occupazione nazifascista. In città sono attaccati i manifesti della Provincia ma su di essi non c'è nessun riferimento alla Resistenza partigiana e alla lotta al nazifascismo, bensì un elogio all'esercito americano "per l'intervento nella nostra terra che ha sancito un'alleanza che ha garantito un luogo periodo di pace e di progresso economico e sociale senza precedenti e che ha salvato l'Italia, come l'Europa, dalla dittatura comunista". Parole che lo stesso Cirielli ha ribadito con fermezza e convinzione.

Ma come fa a dire questo Cirielli? Non si può rinnegare la storia! Le sue parole sono anche un offesa ai partigiani, non trovate? Studia la storia ignorante!

Friday, April 23, 2010

Referendum per l'acqua pubblica, parte la raccolta firme

Il 24-25 aprile, nelle piazze italiane, parte la raccolta di firme per i 3 referendum per l'acqua pubblica con centinaia di banchetti, eventi e manifestazioni su tutto il territorio nazionale. 50.000 firme nei primi due giorni di raccolta, questo l’obiettivo che si è posto il comitato promotore. L’obiettivo è di arrivare a 700mila entro il 4 luglio.

La data di inizio della raccolta firme, nel fine settimana della Festa della Liberazione, non è casuale. Il nostro è un referendum contro la privatizzazione non di un bene o di un servizio ma anche di un diritto. 65 anni fa la Resistenza di migliaia di donne e uomini liberavano il Paese dalla dittatura e dal fascismo, costruendo tutte e tutti assieme lo spazio comune della democrazia. Dal patrimonio di quell’esperienza nascono le energie e gli ideali di altre migliaia di donne e uomini che oggi si battono per l’acqua e i diritti fondamentali.

È una battaglia che coinvolge tutti. Da settimane al comitato promotore arrivano adesioni, messaggi di sostegno, comunicazioni di persone e associazioni che si attivano incontrandosi in riunioni sempre più partecipate, condividendo non solo il percorso referendario ma anche una battaglia più ampia che prosegue da anni.

Sul sito www.acquabenecomue.org, su Facebook e su Twitter, nelle mailing-list sul tema dell’acqua, aumenta ogni giorno la partecipazione. Decine di radio in tutta Italia stanno trasmettendo i nostri spot.

Isole Tremiti: al via le trivellazioni

L’ufficio Valutazione Impatto Ambientale del ministero dell’Ambiente ha espresso parere positivo alla richiesta della società petrolifera Petroceltic Elsa di sondare il mare tra il Gargano e le Isole Tremiti alla ricerca di petrolio, a 12 chilometri dall’arcipelago e a 11 dalla costa. Le compagnie petrolifere pagheranno allo Stato circa il 30% tra royalties e tasse, mentre alla regione resterà solo l’1%.

“Le isole Tremiti sono una ricchezza per l’Italia e comprendono una delle tre aree marine protette pugliesi. E’ una vergogna pensare di deturpare l’area trasformandola in un distretto petrolifero con tanto di piattaforme, danneggiando il turismo, la salute dei cittadini e la pesca. Come si è battuta contro le piattaforme petrolifere nel Mar Grande a Taranto e al largo di Monopoli, Legambiente si opporrà a questo tentativo di scempio”.

Per questo, Legambiente ha chiesto ai senatori Francesco Ferrante e Roberto Della Seta di presentare un’interrogazione urgente al ministro Prestigiacomo per chiarire i motivi dell’autorizzazione a procedere.

“Non è sul fronte degli idrocarburi, una fonte il cui utilizzo va in direzione opposta rispetto agli impegni presi contro il mutamento climatico” - conclude Venneri - “che occorre investire per potenziare il nostro settore energetico. Con 95 MW di idroelettrico, 95,19 di solare fotovoltaico, 1128,75 di eolico e 139 di biomasse, la Puglia è capitale delle rinnovabili ed è questa la direzione giusta per lo sviluppo futuro”.

Fonte: Terranauta

Fini: “In Parlamento vi faremo vedere le scintille”


In parlamento vi faremo vedere le scintille! e’ la dichiarazione di guerra che il Presidente della Camera ha soffiato in faccia ad un vitreo ministro Bondi. La tattica e’ ormai chiara: Fini non molla la poltrona della Camera, non lascia il partito e si attesta con i suoi fedelissimi sulla trincea parlamentare pronto a sabotare ( qualora ne avesse realmente i numeri) le azioni legislative del governo Berlusconi.

FINI E I METODI BERLUSCONIANI - Il padrone sono me! ha affermato ieri un Silvio Berlusconi verde di bile e ha indicato la porta ad un Gianfranco Fini che in molti, da anni, non ricordavano rosso in viso per la rabbia. Ma l’ ex duce di AN, che in quindici anni di gestione post -Fiuggi ha inanellato una serie di magre figure politico-elettorali ( l’ esperienza dell’ Elefantino con Mario Segni nè è la prova piu’ sfolgorante) e che all’ interno del suo partito non ha mai gradito alcuna voce di dissenso soffocandola con gli stessi “metodi berlusconiani “che ora, per ironia della sorte, gli si ritorcono contro, non intende spianare il campo alla epurazione che il Premier ha gia’ fatto intuire di voler mettere in atto.

L’ISOLAMENTO - Fini, per cacciarlo, lo dovranno portar via di peso e dovranno stare attentissimi a non romperlo per non dargli la possibilita’ di vestire i panni della vittima ( che e’ un bene sempre molto spendibile in questa Italia divisa equamente tra adoratori dell’ imperatore e suoi denigratori ). Gli 11 voti pro Fini raccolti in calce al documento rilasciato ieri dalla Direzione Nazionale del PDL sono un vero e proprio epitaffio sulla lapide del peso finiano all’interno del partito. Con uno scarso 7% di consenso , la prima mossa dello staff berlusconiano sara’ proprio quella di rivedere al ribasso il famoso accordo 30-70 che suddivideva le quote di rappresentanza e di potere tra An e FI. Per isolare Fini e costringerlo alla ritirata, si passera’ alla rimozione a tappeto degli uomini da lui indicati da tutti gli incarichi di potere e di sottopotere (Commissioni, consigli di amministrazione, aziende partecipate ), si vuole in buona sostanza disarticolare il sistema di rapporti e clientele che possono ancora tornare utili al Presidente della Camera. Un Fini che non distribuisce incarichi e prebende sara’ ancor piu’ solo ed isolato di quanto non sia gia’ apparso nella Direzione nazionale del PDL.

IL SILENZIO DI CASINI - Gia’ ieri l’ on Granata si e’ lasciato scappare una frase in merito alla fondazione del nuovo “Partito della Nazione”, indicando una via di controffensiva allo strapotere di Arcore. Questo nuovo partito , di ispirazione centrista, dovrebbe fondarsi sull’ alleanza con Casini e l’UDC per cercare di affondare Berlusconi e il PDL ma non e’ sfuggito il fatto che in questo scontro al calor bianco, ripreso e commentato da mezzo mondo, l’ unico a stare zitto e muto e’ stato proprio Casini. Perche’ Pierferdi non e’ corso a consolare l’ amico Fini , perche’ non ha speso una sillaba in sostegno del Presidente della Camera, che pure non e’ mai mancato ai convegni organizzati dell’UDC per la promozione del Partito della Nazione? La chiave del mistero potrebbe trovarsi proprio in quel famoso 30-70 e cioe’, la “dipartita” di Fini -politicamente parlando- lascia un goloso vuoto all’ interno del PDL che, in caso di riavvicinamento tra UDC e PDL, potrebbe essere una dote di potere e di prebende a cui gli ex democristiani non sono affatto insensibili e…. “Parigi val bene una Messa! ” Le quotidiane sparate di Casini contro Berlusconi e contro il governo, che hanno infiammato la schizofrenica campagna elettorale dell’UDC , subito dopo il voto regionale si sono zittite e nel metodo spartitorio delle poltrone regionali (vedasi Lazio) all’UDC e’ stato riconosciuto un trattamento di assoluto favore. Se piu’ indizi fanno una prova, siamo sulla buona strada per arrivare a pensare che al signor Fini sia stato confezionato un panettone avvelenato che lo ha portato ad esporsi e a “bruciarsi” fidando nel supporto di amici e alleati che , dietro le quinte, erano gia’ d’ accordo con il satrapo. Fantapolitica ?……Forse.

Berlusconi: "Gli uomini di Fini? Me li compro tutti"


Commento di Berlusconi (tratto da "Il Secolo XIX"): “È quasi finita, manca un niente e finalmente è fuori, non ne potevo più. Basta con quei suoi modi arroganti, con quel suo tono sprezzante. Lo avete visto? Sembrava uno venuto dalla Luna, l’ho provocato e poi umiliato. Ma ora glieli sfilo uno per uno, me li compro tutti“.

La maestria di Caravaggio / Lecture at the Dante Alighieri of Brisbane on 16 April 2010


      Giovane con un canestro di frutta

Il dipinto apparteneva a Giuseppe Cesari, detto Cavalier d’Arpino, un grande pittore e collezionista, che teneva bottega a Roma e che per un breve periodo fu maestro di Cararavaggio. Nell’anno 1607 alcuni quadri furono sequestrati per adempienze fiscali; tra i quadri a lui sequestrati e che poi sono confluiti nelle raccolte del Cardinal Borghese e poi nella Galleria Borghese c’e’ proprio questo quadro con canestro di frutti. E’ un quadro probabilmente giovanile del Caravaggio ed è importantissimo perché c’e’ la prima grande natura morta che il maestro abbia eseguito. E’ proprio questo cesto pieno, strapieno e colmo di frutta che ha fatto pensare che ha fatto pensare a certi studiosi che il ragazzo sia una figura allegorica. Alcuni pensano che il ragazzo si ispiri allo sposo del Cantico dei cantici, infatti sembra che stia cantando letterealmente. Altri hanno pensato che il giovane sia un’allegoria del dio Verturno, che porta un cesto di frutta dell’autunno. A parte questo significato simbolico questa figura e’ bellissima cosi’ ispirata, sognante, un po’ patetica. Il modello è Mario Minniti, intimo amico di Caravaggio e modello in questi primi anni dell’attività dell’artista. Era un giovane uomo molto bello, un po’ languido e Caravaggio ne accentua l’aspetto di mollezza sensuale in questo dipinto nell’espressione del volto e nella spalla nuda. Il canestro di frutta e’ simbolo di offerta di amore, quindi il fatto che il fanciullo offre il canestro a Caravaggio, simboleggia la sua offerta d’amore per il giovane Caravaggio. Il cardinal Farnese ne fu talmente impresso che lo volle nella sua collezione.




                                        












































Madonna di Loreto o dei pellegrini venne commissionata dal marchese Ermete Cavalletti per la cappela di famiglia nella chiesa di Sant’Agostino vicino a Piazza Navona. e qualche studioso pensa che nella figura del pellegrino insieme con la donna che lo accompagna sia proprio lui a essere raffigurato, ma questo non e’ sicurissimo. Caravaggio interpreto’ il soggetto in un modo particolarissimo. I due pellegrini stanchi e debilitati arrivano di fronte alla porta della santa cassa, dove si mettono a pregare e li si materializza come la proiezione di un desiderio davanti a loro la Madonna con in braccio il Bambino. Sembra quasi che la Madonna li voglia toccare, li’ possa toccare ed e’ impressionante il particolare della punta delle dita oranti del vecchio pellegrino che quasi toccano il piede del Bambino, ma quasi. In quell piccolissimo spazio e’ contenuto il senso della rappresentazione, per quanto presente, vicina e amabile sia la figura iconica della divinita’ non potremmo toccarla mai.


Madonna dei Palafrenieri per il proprio altare in San Pietro la compagnia dei Palafranieri commissiono’ Caravaggio questa pala d’altare, che oggi si trova nella Galleria Borghese. Appena posta sull’altare nel 1606, l’opera venne tolta, come fosse stata rifiutata e venduta al cardinale Scipione Borghese. Questa e’ una rappresentazione di altissimo valore simbolico: c’e’ il serpente del peccato originale, e la madre e il figlio che lo schiacciano, ma e’ la madre che schiaccia il serpente e il figlio l’aiuta, e’ il pricipio teologico del Redentore e della Co-Redentrice. La madre, Sant’Anna guarda come se fosse una colonna immobile e solennissima, partecipe e attenta al destino dei due.


San Girolamo scrivente e’ uno dei capolavori che oggi appartengono alla Galleria Borghese. Questa e’ un’opera della piena maturita’ del maestro. In una stanza oscurissima la figura del santo chino nella lettura, anzi piu’ esattamente nella traduzione, perche’ Caravaggio rappresenta proprio la verita’ storica, e cioe’ San Girolamo che sta traducendo la Vulgata, la Bibbia in latino. E’ tutto immerso nello studio e guardandolo si ha la netta sensazione di vedere quegli occhi del vecchio sapiente che sta scrutando il testo. Ma Caravaggio quegli occhi non li ha nemmeno dipinti, e’ una suggestione visiva. Tanto e’ potente e tanto e’ evidente la forza di calamitazione del suo pennello che si ha la sensazione di vedere lo sguardo del santo, che il maestro non dipinge, ma dipinge in verita’ la concentrazione del pensiero, la meditazione, il senso cupo della morte ma anche lieto dello studio. Il dipinto venne commissionato da Scipione Borghese, che era il cardinal di stato di Pio V, suo zio. Caravaggio nella sua rappresentazione tenne in mente il testo di Erasmo da Rotterdam, che raccontava la vita di San Girolamo intorno alla meta’ del cinquecento.


San Giovanni Battista della Galleria Borghese e’ una delle ultime opere del Caravaggio. Quest’opera fu certamente dipinta nell’anno 1610, anno in cui l’artista mori’. Questo quadro fu al centro di una disputa a proposito dell’eredita’ dell’artista subito dopo la morte avvenuta a Porto Ercole. Il maestro portava con se’ alcuni quadri e tra quelli c’e’ proprio il San Giovanni della Borghese. L’impostazione finale del tema e’ completamente nuova: il ragazzo guarda verso lo spettatore, e il sentimento dominante e’ la malinconia, come se l’idea di una profezia che si avverera’, ma che non e’ evidente che si stia avverando, fosse alla base del concepimento di questo dipinto: la delusione, il furore, i grandi temi della fine del Caravaggio. Quest’opera fu commissionata dal cardinal Scipione Borghese, nipote del Papa e serviva come mezzo di intercessione per far rientrare Caravaggio a Roma, ma questo sfortunatamente non accadde mai.



Davide con la testa di Golia si pone proprio alla fine della parabola. Caravaggio ha rappresentato se stesso nella testa di Golia decapitate e urlante. Il Davide e’ un giovinetto che guarda quella testa non con lo sguardo del vincitore orgoglioso e potente, ma con lo sguardo dell’uomo pio e mesto, malinconico. Il quadro ha dunque un significato profondo e complesso, che e’ impossibile decifrare in tutte le sue implicazioni. Certo e’ che quando Caravaggio arriva alla fine della sua vita questa grande meditazione sulla morte, sull’infliggere la morte e sul significato che un simile fatto possa avere diventa centrale. D’altra parte Caravaggio stesso era inseguito da una pena di morte da quando si era macchiato di omicidio nel 1606 e il Papa lo aveva colpito con il bando capitale, appunto la pena di morte. Questo dipinto fa parte della collezione Borghese dal 1613. In questo dipinto Caravaggio sicuramente prefigura la propria morte che avvenne a luglio del 1610 a Porto d’Ercole.
 

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